Capire come richiedere l'indennità di accompagnamento per un familiare non autosufficiente è spesso il primo passo verso un sollievo concreto. Poi arriva la burocrazia: certificati medici telematici, commissioni ASL, codici univoci, moduli AP70. A prima vista sembra un labirinto. Non lo è. Se si seguono i passaggi nella sequenza giusta, il percorso diventa gestibile.
Chi ha diritto all'indennità di accompagnamento
Requisiti sanitari
Secondo le indicazioni INPS, il diritto all'indennità può essere riconosciuto in presenza di almeno una delle seguenti condizioni, tra loro alternative:
- Inabilità totale e permanente al 100%
- Impossibilità di deambulare autonomamente senza l'aiuto permanente di un accompagnatore
- Incapacità di compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita — vestirsi, alimentarsi, curare l'igiene personale — senza assistenza continua
Non è necessario che si verifichino tutte insieme: basta che ricorra una di esse. Il punto che molti trascurano è questo: non basta una diagnosi grave. Deve essere certificata una non autosufficienza funzionale concreta. Per i minorenni e gli ultrasessantacinquenni le condizioni di accesso sono leggermente più flessibili, ma deve comunque essere documentata almeno una delle impossibilità indicate.
Requisiti amministrativi
Sul fronte amministrativo:
- Residenza stabile in Italia
- Cittadinanza italiana, oppure — per cittadini UE — iscrizione all'anagrafe del Comune di residenza, oppure — per cittadini extra-UE — permesso di soggiorno valido per almeno un anno (art. 41 T.U. Immigrazione)
- Assenza di ricovero in struttura pubblica con retta a carico dello Stato (in quel caso l'indennità viene sospesa)
Un aspetto che sorprende molti: l'indennità non dipende dal reddito. Chi ha una disabilità al 100% con reddito elevato ha comunque diritto al beneficio. Non esiste un tetto ISEE.
L'importo dell'indennità di accompagnamento per il 2026 è di 552,57 euro mensili, erogati per 12 mensilità senza tredicesima. La prestazione è compatibile con l'attività lavorativa e viene sospesa solo in caso di ricovero a totale carico dello Stato per più di 29 giorni consecutivi.
I documenti da preparare prima di tutto
Il certificato medico telematico: cos'è e perché è il punto di partenza
Solo il medico curante, o un medico abilitato dall'INPS, può compilare e trasmettere telematicamente il certificato introduttivo. Non è possibile farlo autonomamente. Il medico invia il documento direttamente al portale INPS e rilascia una ricevuta con un codice identificativo univoco: quel codice è indispensabile per la domanda e va conservato con cura.
Attenzione alla scadenza: il certificato ha una validità di 90 giorni. Se la domanda non viene presentata entro quel termine, il certificato scade e va rifatto, con ulteriori costi. La tariffa per la compilazione varia a seconda del medico e del territorio.
Gli altri documenti necessari
- Documento d'identità del richiedente
- Codice fiscale e tessera sanitaria
- Codice IBAN per l'accredito dell'indennità
- Stato di famiglia
- Eventuali date di ricovero in strutture ospedaliere pubbliche o private convenzionate
- Per i cittadini stranieri extra-UE: permesso di soggiorno in corso di validità (almeno un anno)
Il modulo AP70 — quello che raccoglie i dati socio-economici — va compilato dopo il riconoscimento sanitario, non all'inizio del percorso. Molti cercano di compilarlo in anticipo e si confondono inutilmente.
Come presentare la domanda: portale diretto o patronato
Presentare la domanda direttamente sul portale INPS
Per procedere in autonomia, si accede a www.inps.it con SPID, CIE o CNS. Il percorso da seguire è: Servizi online → Servizi per il cittadino → "Invalidità civile: invio domanda di riconoscimento dei requisiti sanitari". A quel punto si inserisce il codice univoco del certificato medico e si compilano dati anagrafici, residenza, informazioni su eventuali ricoveri e codice IBAN per il pagamento.
Un dettaglio da non sottovalutare: se la domanda riguarda un minore, va presentata usando il profilo del minore, non quello del genitore o del tutore. La decorrenza della prestazione parte dal primo giorno del mese successivo all'invio della domanda: un ritardo nell'invio significa perdere ratei mensili non recuperabili retroattivamente.
Affidarsi a un patronato
I patronati gestiscono l'intera procedura gratuitamente. INAS CISL, ACLI e EPASA-ITACO sono tra quelli più presenti sul territorio italiano. È la scelta più indicata per chi non ha familiarità con i servizi online o vuole evitare errori nella compilazione.
Allo sportello del patronato vanno portati tutti i documenti elencati sopra, più la ricevuta del certificato medico telematico con il codice univoco. Il patronato può assistere il richiedente anche nelle fasi successive, inclusa la presentazione del modulo AP70 e l'eventuale ricorso in caso di diniego.
Cosa succede dopo l'invio: commissione medica e tempi di attesa
La visita della commissione medica ASL
Dopo la domanda, l'INPS convoca il richiedente per una visita della commissione medica integrata (INPS + ASL). Secondo le indicazioni procedurali INPS, la convocazione avviene generalmente entro 30 giorni dalla domanda, ridotti a 15 per i pazienti oncologici, anche se i tempi effettivi variano in base al territorio.
La commissione valuta le condizioni sanitarie e redige un verbale, inviato via raccomandata o PEC. In alcuni casi, quando le condizioni cliniche sono documentate in modo esaustivo, la valutazione può avvenire "su atti" senza visita di persona. Dopo la visita, il responsabile medico INPS ha 60 giorni per validare il verbale. Se non lo fa entro quel termine, scatta il silenzio-assenso.
Quanto tempo ci vuole davvero
I tempi reali dipendono dalla zona geografica e dal carico delle sedi locali. In scenari favorevoli, il primo accredito arriva in 4–5 mesi dalla domanda. In zone con alto carico, si può arrivare a 8–11 mesi. Il termine legale massimo è 120 giorni dalla presentazione della domanda completa nelle aree con convenzione INPS-Regioni: superato quel limite senza risposta, è possibile inviare un sollecito formale alla sede INPS competente.
Lo stato della pratica è consultabile online sul portale INPS nella sezione "Invalidità civile: consulta la tua domanda", accessibile con SPID, CIE o CNS. In alternativa, il verbale arriva direttamente nella cassetta postale digitale o via raccomandata.
Se la domanda viene respinta: cosa fare
Un verbale negativo non è necessariamente la parola finale. In caso di diniego sanitario, la strada principale è il ricorso per accertamento tecnico preventivo (ATP) presso il Tribunale del luogo di residenza. Il termine è di 6 mesi dalla notifica del verbale negativo: un termine perentorio, da non ignorare. Superato quel periodo, non è più possibile impugnare il diniego e si dovrà presentare una nuova domanda da zero.
Il ricorso richiede l'assistenza di un avvocato, che deposita l'atto in cancelleria allegando verbale INPS, domanda originale, certificati medici e referti specialistici. Il giudice nomina un consulente tecnico d'ufficio (CTU) per una perizia medica indipendente. Se l'esito è positivo, il giudice condanna l'INPS al pagamento dell'indennità con gli arretrati a partire dalla data della domanda originale.
Per chi non vuole o non può sostenere i costi di un legale privato, associazioni come l'ANMIC (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili) offrono supporto gratuito o a costo ridotto nelle procedure di ricorso.
Come Arianna aiuta i caregiver a orientarsi in questo percorso
C'è un momento specifico in cui molti caregiver si bloccano: non perché manchino i requisiti, non perché il processo sia impossibile, ma perché non sanno da dove cominciare. La quantità di informazioni sparse tra siti istituzionali, uffici comunali e patronati è sufficiente a scoraggiare chiunque.
Arianna, l'assistente digitale di orientamento alla cura, è pensata esattamente per quel momento iniziale. In una conversazione semplice, aiuta a valutare se si potrebbe avere diritto all'indennità, quali documenti preparare e a quale sportello rivolgersi nella propria area. Non è un portale istituzionale complesso. La differenza rispetto alle fonti informative statiche è nella personalizzazione: tiene conto della situazione specifica del caregiver e del territorio in cui si trova, perché i servizi socio-sanitari variano significativamente da Regione a Regione.
Arianna non richiede registrazioni complesse ed è attivabile in pochi minuti. Non sostituisce il patronato, non sostituisce il medico e non compila moduli al posto di nessuno. Fa qualcosa di diverso: riduce il disorientamento iniziale e aiuta a presentarsi agli sportelli con le idee chiare su cosa chiedere e cosa portare.
Se vuoi capire da quale punto partire nella tua situazione specifica, Arianna è disponibile subito per aiutarti a fare il primo passo con più chiarezza e meno dispersione.
Il percorso, in sintesi
Il processo per richiedere l'indennità di accompagnamento si compone di passaggi sequenziali che non possono essere saltati:
- Verificare i requisiti sanitari e amministrativi
- Ottenere il certificato medico telematico dal medico curante (valido 90 giorni)
- Presentare la domanda sul portale INPS o tramite patronato
- Attendere la convocazione della commissione medica ASL
- Ricevere il verbale con l'esito della valutazione
- Se necessario, procedere con il ricorso entro 6 mesi dalla notifica del diniego
È un percorso complesso, ma non impossibile. E soprattutto: la decorrenza della prestazione parte dalla data di domanda, non dalla data del verbale. Prima si presenta la domanda, prima inizia il diritto.
